Ho smesso di cercare risultati subito

Copertina Mente & Abitudini: uomo seduto su una roccia al tramonto

Quello che lo sport mi ha insegnato su disciplina, costanza e pazienza.

Prima di iniziare questo percorso ero una persona piuttosto frettolosa.

Mi entusiasmavo facilmente per qualcosa di nuovo, ma volevo arrivare al risultato il prima possibile.

Quando mi rendevo conto che per raggiungere un obiettivo sarebbe servito più tempo di quanto immaginassi, iniziavo a perdere interesse.

Mi stancavo.

Cambiavo.

Mi è successo nello sport, ma anche nel lavoro.

Oggi, ripensandoci, credo che mi concentrassi molto sul risultato e molto meno sul percorso necessario per raggiungerlo.

Poi è arrivato il CrossFit.

Quando ho iniziato ad apprezzare il tempo

Nel CrossFit mi sono trovato davanti a movimenti che, al primo sguardo, mi sembravano impossibili.

Non bastava volerli fare.

Dovevo imparare la tecnica, provare, sbagliare, riprovare. A volte passavano settimane o mesi prima di riuscire a fare qualcosa che mi ero messo in testa.

E stranamente quella cosa ha iniziato a piacermi.

Ho cominciato ad apprezzare proprio il fatto che per arrivare a un obiettivo servisse tempo.

Ogni piccolo miglioramento diventava una skill acquisita. E più imparavo, più mi veniva voglia di informarmi, capire e prepararmi meglio.

Il risultato finale rimaneva importante, naturalmente.

Ma aveva iniziato ad avere valore anche tutto quello che stavo imparando per arrivarci.

Non credo sia stata soltanto forza di volontà

C’è però una cosa che per me è stata fondamentale.

Ho trovato qualcosa che mi piaceva davvero fare.

Per me è stato il CrossFit.

E penso che sia stato proprio questo a permettermi di essere costante abbastanza a lungo da scoprire una parte di me che prima conoscevo poco: la disciplina.

La ricerca sulla motivazione nell’attività fisica suggerisce qualcosa di interessante anche da questo punto di vista. Una recente revisione delle revisioni basate sulla Self-Determination Theory ha trovato che motivazioni più autonome — insieme alla sensazione di diventare competenti in ciò che si fa — sono associate alla pratica dell’attività fisica.

Non significa che basti trovare uno sport che ci piace e tutto diventi facile.

Nel mio caso, però, è successo qualcosa di simile: la passione è stata la porta d’ingresso; la costanza è arrivata dopo.

Dalla palestra al lavoro

La cosa che non mi aspettavo era che questo modo di pensare uscisse dalla palestra.

Nel mio lavoro faccio l’agente di commercio e i no fanno parte della giornata.

Un cliente può non apprezzare il prodotto che rappresento. Può non essere interessato. Può scegliere un concorrente oppure semplicemente può non essere il momento giusto.

All’inizio quei no li vivevo molto diversamente.

Ho preso tante porte in faccia e più di una volta ho pensato di cambiare lavoro.

Arrivavo persino a dubitare delle mie capacità.

Un po’ alla volta ho capito che dovevo continuare.

E mentre fisicamente diventavo più forte attraverso l’allenamento, sorprendentemente mi accorgevo che stava cambiando anche il mio modo di affrontare le difficoltà.

Ho iniziato a provare a trasformare un no in un’altra possibilità.

Non sempre ci riesco.

Ci sono ancora giornate nelle quali una porta in faccia pesa.

Ma oggi tendo a non abbattermi come facevo una volta. Provo un’altra strada. Aspetto. Torno dal cliente quando penso che possa avere senso.

Ho imparato che la perseveranza non garantisce il risultato, ma senza perseveranza molti risultati non avrebbero nemmeno la possibilità di arrivare.

Motivazione e abitudine non sono la stessa cosa

Per molto tempo credo di aver fatto affidamento soprattutto sulla motivazione.

Il problema è che la motivazione cambia.

Ci sono giorni nei quali ho voglia di allenarmi e altri nei quali ne ho molta meno. Lo stesso vale per un progetto, per il lavoro o per qualsiasi cambiamento che cerchiamo di introdurre nella nostra vita.

Le abitudini funzionano in maniera diversa.

Le abitudini hanno bisogno di tempo. La ricerca suggerisce che, ripetendo un comportamento con una certa regolarità, questo può diventare progressivamente più automatico. Ma non esiste un tempo uguale per tutti: alcune abitudini si consolidano più facilmente, altre possono richiedere mesi. Questo mi piace perché assomiglia molto a ciò che ho imparato allenandomi: non tutto deve succedere subito.

La disciplina per me oggi significa anche saper ripartire

Una volta avrei probabilmente associato la disciplina alla capacità di rispettare perfettamente un programma.

Oggi la vedo diversamente.

Mi pongo ancora degli obiettivi.

In questo momento, per esempio, vorrei arrivare a correre 20 km. Sto costruendo PerformanceLab. Nel lavoro continuo a cercare nuovi clienti e nuove opportunità.

Ma la vita non segue il programma che scriviamo.

Capita di saltare un allenamento.

Capita una settimana di lavoro particolarmente impegnativa.

Capita di dormire male, mangiare diversamente o semplicemente di non riuscire a fare quello che avevamo previsto.

Oggi, quando succede, cerco di non scoraggiarmi.

Riparto da dove avevo lasciato.

Cerco di ritrovare la motivazione, ma soprattutto quella serenità mentale che mi permette di accettare che un percorso non sarà mai perfettamente lineare.

Forse è questa una delle differenze più grandi rispetto alla persona che ero.

Una volta un’interruzione poteva diventare il motivo per cambiare strada. Oggi è semplicemente una pausa lungo la stessa strada.

Il cambiamento che non mi aspettavo

Quando ho iniziato ad allenarmi volevo soprattutto cambiare fisicamente.

Non immaginavo che una delle trasformazioni più importanti sarebbe avvenuta nella mia testa.

Il CrossFit mi ha fatto sperimentare molte volte la stessa sequenza:

non riesco → provo → sbaglio → continuo → miglioro → riesco.

Ripetuta per anni, questa esperienza mi ha lasciato qualcosa che oggi porto anche fuori dalla palestra.

Non penso che basti impegnarsi per ottenere qualsiasi cosa desideriamo. La vita non funziona così e ci sono molte cose che non dipendono da noi.

Ma ho imparato che posso controllare quanto sono disposto a provarci, quanto sono disposto a imparare e cosa faccio dopo una difficoltà.

Ed è probabilmente questo il cambiamento mentale più grande che questo percorso mi ha lasciato:

con impegno e costanza mi sento più preparato ad affrontare le sfide che la vita mi presenta.

Non sempre vincerò.

Non sempre riuscirò a rispettare il programma.

E qualche volta cambierò comunque strada.

Ma non voglio più cambiare strada soltanto perché il risultato sta impiegando più tempo del previsto.

Per me oggi anche il tempo necessario per arrivarci fa parte del risultato.

Nota per il lettore: questo articolo racconta la mia esperienza personale e utilizza alcune evidenze scientifiche per contestualizzarla. Non vuole suggerire che l’attività fisica produca automaticamente gli stessi cambiamenti psicologici in ogni persona.

Fonti principali

PubMed – Self-Determination Theory e attività fisica (2025)

PubMed – Time to Form a Habit: systematic review e meta-analysis

PubMed – Psychology of Habit

Torna in alto