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Ieri ho fatto uno di quegli allenamenti che, sulla carta, sembrano più semplici di quanto siano realmente.
Una corsa con variazioni: dopo 5 minuti di riscaldamento, sono partito con 5 minuti al 50%, poi 4 minuti al 60%, 3 al 70%, 2 all’80% e infine 1 minuto al massimo. Poi corsa leggera di recupero.
In totale ho corso 5,68 km in poco meno di 36 minuti, con un passo medio di 6’19″/km e una frequenza cardiaca media di 122 bpm.
La corsa del 1 ottobre 2026
Distanza: 5,68 km
Durata: 35’56”
Passo medio: 6’19″/km
FC media: 122 bpm

Ma i numeri questa volta raccontano solo una parte dell’allenamento.
Già dalla seconda variazione ho iniziato ad andare in difficoltà. Sentivo aumentare la fatica e, insieme a quella fisica, è arrivata anche quella mentale.
È quel momento in cui inizi a pensare: “Oggi non ce la faccio.”
E probabilmente è stata proprio questa la parte più dura dell’allenamento.
Ho continuato. Non perché stessi cercando un record e nemmeno perché dovessi dimostrare qualcosa. Semplicemente volevo provare a portare a termine quello che avevo iniziato.
Variazione dopo variazione sono arrivato all’ultimo minuto. Quando ho terminato ho provato soprattutto un enorme senso di sollievo.
Non soddisfazione per il tempo o per la velocità. Sollievo per non essermi fermato quando la mia testa aveva iniziato a suggerirmelo.
Anche recuperare fa parte dell’allenamento
La sera ero veramente provato.
Non uno di quei giorni nei quali finisci l’allenamento e dopo poco hai dimenticato la fatica. La sentivo ancora addosso e avevo semplicemente voglia di andare a dormire.
Così sono andato a letto prima del solito.
Questa mattina, dopo una buona notte di sonno, la situazione era completamente diversa: mi sentivo molto meglio.
E anche questo, secondo me, fa parte dell’allenamento.
Con il tempo sto imparando che non devo valutare una seduta soltanto mentre la sto facendo. Devo osservare anche quello che succede dopo: come recupero, come dormo e come mi sento il giorno successivo.
Non tutti gli allenamenti devono essere facili
Ci sono giorni nei quali corro e tutto sembra funzionare. E ce ne sono altri nei quali devo conquistarmi ogni minuto.
Ieri è stato uno di questi.
A quasi 50 anni non mi interessa dimostrare quanto riesco a soffrire. Mi interessa continuare ad allenarmi, migliorare gradualmente e soprattutto riuscire a farlo nel tempo.
Però credo che ogni tanto incontrare una difficoltà sia utile.
Perché quando la fatica arriva e riesci comunque a fare un piccolo passo in più, scopri qualcosa che non riguarda soltanto le gambe.
Riguarda anche la testa.
Ieri non è stato il mio allenamento più facile. Probabilmente è proprio per questo che me lo ricorderò.
